LISETTA CARMI

“Per me la fotografia non è tanto un mezzo di espressione, quanto piuttosto un mezzo di comprensione e comunicazione. Penso che essa possa aiutarci a capire gli altri e i loro problemi”

Lisetta Carmi ha spesso dichiarato di aver iniziato a fotografare “per il desiderio di capire e di catturare il mondo in cui viviamo attraverso le immagini”. Il suo corpus fotografico è ricco e complesso, un riferimento per comprendere i luoghi e le realtà socio-politiche che racconta attraverso l’obiettivo, sempre stando dalla parte degli emarginati e di chi soffre e lotta contro le ingiustizie. La vita di Lisetta Carmi e la sua opera rappresentano un’odissea spirituale e articolata. Ogni sua fotografia mantiene fede ai suoi principi: rimanere coerenti con se stessi e lavorare ogni giorno per gli altri.

Quando mi chiedono: Chi ti ha insegnato a fotografare? rispondo: La vita.


Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio 1924, in un’agiata famiglia borghese di origine ebraica. A causa delle leggi razziali è costretta nel 1938 ad abbandonare la scuola e a rifugiarsi con la famiglia in Svizzera. Nel 1945, al termine della guerra, torna in Italia e si diploma in pianoforte al Conservatorio di Milano. Negli anni seguenti tiene una serie di concerti in Germania, Svizzera, Italia e Israele.

Nel 1960 interrompe la carriera concertistica e si avvicina in modo casuale alla fotografia trasformandola rapidamente in una professione. Per tre anni lavora come fotografa al Teatro Duse di Genova. Accetta diversi incarichi dal Comune di Genova realizzando una serie di reportage in cui descrive le diverse realtà e problematiche sociali della città come, ad esempio, gli ospedali, l’anagrafe, il centro storico.  Al cimitero monumentale della città dedica una serie di immagini che intitolerà Erotismo e autoritarismo a Staglieno.

Dopo aver realizzato nel 1964 un’ampia indagine nel porto di Genova, diventata poi una mostra itinerante, continua un reportage sulla Sardegna iniziato nel 1962 e che terminerà negli anni ’70. Nel dicembre1965 si reca a Parigi. Da questo soggiorno nasce il volume Métropolitain, libro d’artista contenente una serie di scatti realizzati nella metropolitana parigina.

Nello stesso anno prende corpo il suo progetto più noto: nei sei anni successivi, Carmi fotografa la comunità dei travestiti genovesi che abitavano l’antico ghetto ebraico. Dopo molte difficoltà, nel 1972 la ricerca si concretizza in un libro con testi di Carmi e dello psicanalista Elvio Fachinelli. Il volume, che incontrò allora immense ostilità di distribuzione e censura è oggi un libro di culto.

Nel corso del 1966viaggia in Inghilterra e Olanda, dove nel mese di ottobre fotografa ad Amsterdam il movimento di contestazione dei Provos. Nel 1969 viaggia per tre mesi in America Latina e l’anno successivo inAfghanistan e Nepal. Nel 1970 a Belfast documenta la difficile situazione durante il conflitto nordirlandese.

Nel 1971 compra un trullo in Puglia, a Cisternino. Il 12 marzo 1976 conosce a Jaipur, in India, Babaji Herakhan Baba, il Mahavatar dell’Himalaya, incontro che trasformerà radicalmente la sua vita. Lo stesso anno è in Sicilia per incarico della Dalmine per il volume Acque di Sicilia, dove sono raccolte immagini del paesaggio e della realtà sociale della regione, accompagnate da un testo di Leonardo Sciascia. Negli anni realizza una serie di ritratti di artisti e personalità del mondo della cultura del tempo tra cui i celebri scatti dedicati a Ezra Pound, fotografato presso l’abitazione del poeta in Liguria nel febbraio del1966 che le valsero il premio Nièpce.

Negli anni successivi Lisetta Carmi si dedicherà completamente alla costruzione dell’ashram Bhole Baba, a Cisternino, e quindi alla diffusione degli insegnamenti del suo maestro Babaji. Nel 1995 incontra, dopo trentacinque anni, il suo ex allievo di pianoforte Paolo Ferrari e inizia con lui una collaborazione di studio filosofico-musicale. Nel 1997 lo Stato Italiano riconosce al Centro Bhole Baba lo statuto di Ente Morale e Lisetta Carmi può allontanarsi dalla direzione e dalle attività pratiche dell’ashram. Nel 2010 il regista Daniele Segre realizza un documentario sulla sua vita dal titolo Un’anima in Cammino, che sarà presentato al festival di Venezia.

Nel 2016 per i titoli di Bruno Mondadori esce il volume Le cinque vite di Lisetta Carmi, frutto di lunghe conversazioni della fotografa con Giovanna Calvenzi.

Nel corso degli anni duemila riprende a occuparsi del suo lavoro fotografico.  

Lisetta Carmi muore a Cisternino il 5 luglio 2022.

EVENTI E NEWS

Dal 21 marzo al 7 giugno 2026, al MUNAF di Milano Cinisello Balsamo, la mostra

Sono le braci di un’unica stella. Lisetta Carmi e Jacopo Benassi
A cura di Matteo Balduzzi

A oltre cinquant’anni dalla pubblicazione de I Travestiti (1972), lavoro fondamentale di Lisetta Carmi, il Museo ne riattualizza la forza poetica e civile attraverso un percorso che intreccia opere storiche e nuove acquisizioni. In mostra sedici opere dell’autrice — vintage in bianco e nero (1965–1972), già presenti in collezione, e stampe a colori acquisite recentemente — che restituiscono uno sguardo partecipe sui temi dell’identità, della marginalità e del diritto all’esistenza. In dialogo con esse, otto opere in bianco e nero che Jacopo Benassi ha realizzato nel 2015 come omaggio diretto, personale e contemporaneo, al lavoro di Carmi.

È la notte di capodanno del 1965 quando Lisetta Carmi, a Genova, incontra per la prima volta i travestiti del lungomare e chiede di poterli fotografare. Da quell’incontro nasce un legame destinato a durare sette anni: la fotografa inizia a frequentare assiduamente i carruggi della città vecchia e l’antico ghetto ebraico, costruendo un rapporto di fiducia profondo con una comunità allora invisibile e marginalizzata. Quei ritratti diventano il racconto partecipe di viaggiatori alla ricerca di nuove identità, mentre la stessa Carmi attraversa un personale percorso di consapevolezza. A quasi cinquant’anni di distanza, con un’estetica cruda e potente, Benassi torna negli stessi vicoli per ripercorrere quelle storie e incontrare le ultime testimoni, Rossella e Ursula, sopravvissute a quella stagione irripetibile, attivando un dialogo tra generazioni e sensibilità differenti.

Locandina Mostra Cinisello
Locandina Stoccolma Travestiti

Dal 10 ottobre 2025 al 23 gennaio 2026, al Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, la mostra

Travestiti
A cura di Giovanni Battista Martini

Italienska Kulturinstitutet
Istituto Italiano di Cultura

Gärdesgatan 14
115 27 Stockholm

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